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La tua classe · TEST AGENTE

Codice della classe (solo come riferimento in aula): 84c4793a

Ciao Anna!

Qui ti alleni a capire gli altri e a farti capire. Scegli un esercizio, scrivi con parole tue e ricevi subito un riscontro amico.

È uno spazio tuo e protetto: non c'è giudizio, solo allenamento. Scrivi quello che pensi davvero.

Scegli un esercizio

Dì come ti senti (senza accusare)
Cosa impari

Quando litighi, dentro senti qualcosa: rabbia, tristezza, paura di restare solo. Se lo dici con parole tue — "mi sono sentito/a ___" — l'altro capisce meglio di quando urli o accusi. Parlare della TUA emozione ("mi sono arrabbiato quando...") è diverso da attaccare ("sei sempre cattivo"): la prima apre, la seconda chiude.

Ora prova tu

Pensa a un litigio vero. Scrivi come ti sei sentito/a e cosa è successo, iniziando con "Mi sono sentito/a ___ quando ___". Niente parolacce, niente "sei sempre".

Per riuscire: Hai nominato la tua emozione e il fatto che l'ha fatta nascere, senza attaccare l'altro.

Anche un tentativo imperfetto va benissimo: scrivi almeno una frase di senso compiuto (qualche parola), con parole tue. Le risposte troppo corte non possono essere valutate.

Ascolta davvero l'altro
Cosa impari

Nei litigi ognuno vuole parlare e nessuno ascolta. Ma se provi a capire come la vede l'altro bambino — e glielo ripeti con parole tue ("quindi tu ti sei arrabbiato perché...") — spesso la lite si sgonfia. Ascoltare non vuol dire dargli ragione: vuol dire capire, prima di rispondere.

Ora prova tu

Scrivi una domanda per farti raccontare la sua versione ("mi spieghi cosa è successo per te?") e una frase che ripete quello che ha detto lui, iniziando con "Quindi tu...".

Per riuscire: Hai una domanda per capire l'altro e una frase che ripete la sua versione con parole tue.

Anche un tentativo imperfetto va benissimo: scrivi almeno una frase di senso compiuto (qualche parola), con parole tue. Le risposte troppo corte non possono essere valutate.

Metti un confine gentile ma chiaro
Cosa impari

Se qualcuno fa una cosa che non ti sta bene, hai il diritto di dirlo — con calma e senza offendere. La formula è semplice: "Non mi piace quando ___. Ti chiedo di smettere." Non serve urlare né picchiare: una frase chiara e ferma vale di più. Se continua, ti allontani e lo dici a un adulto di cui ti fidi.

Ora prova tu

Scegli una cosa che ti dà fastidio quando un compagno la fa. Scrivi la frase-confine: "Non mi piace quando ___, ti chiedo di ___." Poi scrivi cosa fai se non smette.

Per riuscire: Hai una frase di confine chiara e calma e un piano se l'altro continua (allontanarti / chiedere aiuto).

Anche un tentativo imperfetto va benissimo: scrivi almeno una frase di senso compiuto (qualche parola), con parole tue. Le risposte troppo corte non possono essere valutate.

Chiedi, non comandare
Cosa impari

"Dammi la palla!" fa venire voglia di dire no. "Ti va di passarmela dopo il tuo turno?" fa venire voglia di dire sì. Le stesse cose, chieste in modo gentile, funzionano molto meglio. Trasforma gli ordini in richieste e le pretese in proposte: ottieni di più e litighi di meno.

Ora prova tu

Pensa a una cosa che vuoi da un compagno. Scrivila prima come ordine, poi riscrivila come richiesta gentile ("Ti va di ___?"). Nota la differenza.

Per riuscire: Hai trasformato un ordine in una richiesta gentile, con "per favore" o "ti va di".

Anche un tentativo imperfetto va benissimo: scrivi almeno una frase di senso compiuto (qualche parola), con parole tue. Le risposte troppo corte non possono essere valutate.

Calma la tempesta prima di rispondere
Cosa impari

Quando sei molto arrabbiato, dentro è come una tempesta: il cuore batte forte e diresti cose che poi ti dispiacciono. In quel momento il trucco è aspettare qualche secondo: tre respiri lenti, conta fino a dieci, bevi un sorso d'acqua. Non è debolezza: è essere più forte della rabbia. Dopo, con la testa più fredda, puoi parlare.

Ora prova tu

Scrivi come capisci che stai per "esplodere" (cosa senti nel corpo) e un tuo trucco per calmarti prima di rispondere. Poi scrivi cosa diresti DOPO esserti calmato/a.

Per riuscire: Hai riconosciuto un segnale del corpo, un modo per calmarti e una frase da dire dopo, con calma.

Anche un tentativo imperfetto va benissimo: scrivi almeno una frase di senso compiuto (qualche parola), con parole tue. Le risposte troppo corte non possono essere valutate.

Prova a metterti nei suoi panni
Cosa impari

A volte un compagno fa una cosa brutta non perché è cattivo, ma perché aveva paura, era geloso o stava male anche lui. Provare a immaginare perché l'ha fatto non vuol dire che va bene: vuol dire capire meglio. E quando capisci il perché, spesso trovi una soluzione invece di continuare la guerra.

Ora prova tu

Pensa a un compagno con cui hai litigato. Scrivi due motivi possibili per cui ha agito così (magari aveva paura? era geloso? si sentiva escluso?), senza giustificarlo del tutto.

Per riuscire: Hai immaginato almeno un motivo dietro il comportamento dell'altro, mostrando di provare a capirlo.

Anche un tentativo imperfetto va benissimo: scrivi almeno una frase di senso compiuto (qualche parola), con parole tue. Le risposte troppo corte non possono essere valutate.

Quando ti lasciano fuori dal gruppo
Cosa impari

Essere escluso fa male: ti senti solo e a volte pensi che sia colpa tua, ma non lo è. Puoi provare a chiedere di entrare con calma ("posso giocare anch'io?"), cercare un altro compagno o un altro gioco, e ricordarti che il tuo valore non dipende da chi ti fa entrare. Se ti escludono o ti prendono in giro sempre, non tenertelo dentro: parlane con un adulto di cui ti fidi.

Ora prova tu

Immagina (o ricorda) di essere lasciato/a fuori. Scrivi cosa potresti fare o dire con calma, e a quale adulto di fiducia ne parleresti se succedesse spesso.

Per riuscire: Hai un'azione calma da provare e hai indicato un adulto di fiducia a cui rivolgerti se si ripete.

Anche un tentativo imperfetto va benissimo: scrivi almeno una frase di senso compiuto (qualche parola), con parole tue. Le risposte troppo corte non possono essere valutate.

Chiedere scusa e riparare
Cosa impari

Sbagliare capita a tutti: anche tu a volte ferisci qualcuno, magari senza volerlo. La cosa da grandi non è "non sbagliare mai", ma saper riparare: dire "scusa" davvero (non "scusa, ma è colpa tua") e fare qualcosa per rimettere a posto. Una scusa sincera e un piccolo gesto ricuciono un'amicizia meglio di mille spiegazioni.

Ora prova tu

Pensa a una volta in cui hai ferito un compagno. Scrivi una scusa sincera (senza "ma" e senza incolpare lui) e un piccolo gesto per riparare.

Per riuscire: Hai una scusa sincera senza scuse-finte ("scusa ma...") e un gesto concreto per riparare.

Anche un tentativo imperfetto va benissimo: scrivi almeno una frase di senso compiuto (qualche parola), con parole tue. Le risposte troppo corte non possono essere valutate.

Quando NON è un litigio normale: chiedi aiuto
Cosa impari

La maggior parte dei litigi si risolve tra voi. Ma alcune cose sono troppo grandi per gestirle da solo: se qualcuno ti fa male apposta e ripetutamente, ti minaccia, ti prende in giro sempre, o ti fa sentire in pericolo, NON è una lite normale e non è colpa tua. In questi casi la cosa più coraggiosa è dirlo subito a un adulto di cui ti fidi (un genitore, un'insegnante). Chiedere aiuto non è "fare la spia": è proteggerti.

Ora prova tu

Scrivi la differenza, secondo te, tra un litigio normale e una cosa "troppo grande" da gestire da solo. Poi scrivi il nome di un adulto di fiducia a cui potresti parlarne.

Per riuscire: Sai distinguere un litigio normale da una situazione da segnalare e hai indicato un adulto di fiducia.

Anche un tentativo imperfetto va benissimo: scrivi almeno una frase di senso compiuto (qualche parola), con parole tue. Le risposte troppo corte non possono essere valutate.

I tuoi riscontri

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